Note di regia di Serena Sinigaglia
Lisistrata parla di guerra. O meglio parla di chi non ne può più di subire o fare la guerra. Il paradosso di Aristofane, a distanza di secoli, mi appare tutt'altro che un paradosso: se le donne di tutti i fronti di guerra si unissero sotto la bandiera della pace, negandosi ai mariti o ai propri compagni, non cesserebbero gli scontri armati e le battaglie? Ma spingiamoci oltre, oltre la rigida definizione di genere: se davvero chiunque, uomo o donna che sia, opponesse alla volontà di guerra lo sciopero del sesso, non si otterrebbe la pace?
Lisistrata parla d'amore, un amore laico, potente, felice e giocoso. Questo mi sorprende e commuove. "Fate l'amore, non fate la guerra!" recitava un noto slogan pacifista degli anni Sessanta. Cinesia e Mirrine si amano, i vecchi e le vecchie ritrovano lo spirito e la complicità di coppia di un tempo; l'astinenza dall'atto sessuale non è mai descritta in quest'opera come un mero bisogno meccanico ma come naturale prolungamento, meravigliosamente concreto e dunque corporeo, di un caldo sentimento di unione e condivisione, che vuole la vita e non la morte. Di fronte ai continui femminicidi, alla drammatica quanto insopportabile discriminazione di genere, di fronte a quella che per certi versi mi appare oggi come una vera e propria crisi delle coppie etero (e forse di tutte le coppie, ma restiamo su quelle etero), Lisistrata ci suggerisce la strada: reimparare la grammatica dell'amore. Che se non ce l'hai, sei perduto, che se non ce l'hai, poi, fai la guerra. Uomo e donna, oggi, che tornano ad amarsi e rispettarsi, ecco la vera rivoluzione! Sappiamo bene che al mondo non sono solo e sempre gli uomini a volere la guerra, ci sono anche donne, nell'esercito e nei più importanti luoghi di potere, a volerla. Sarebbe riduttivo oggi pensare alla donna assolutamente pacifista e all'uomo assolutamente guerrafondaio.
Credo che esistano due forze, due principi dentro ogni essere umano, al di là del genere biologico: il principio maschile e quello femminile. Il principio maschile è un principio normativo, che si fonda sulla legge del più forte per mantenere la pace e dunque il suo strumento principale per dirimere i conflitti è la guerra. E certamente il principio maschile che ha prevalso nella storia umana, il principio fallico su cui si fonda il patriarcato che ha represso e schiacciato l'altra forza, l'altro principio, quello femminile. Il femminile è un principio creativo, generativo, anarchico, vitale, a volte caotico, sicuramente complesso, che si fonda sulla legge di natura e dunque sull'istinto di sopravvivenza, i suoi strumenti sono l'accoglienza e l'accudimento. L’azione del tessere, così centrale nel testo in quanto metafora del buon governo, è azione tipicamente femminile, ed è un'azione che lega, unisce e protegge. Cosa sarebbe il mondo se a prevalere fosse proprio la forza del femminile?
Questi temi rendono Lisistrata eterna e come tale ho cercato di costruire, con i miei straordinari collaboratori, uno spettacolo che non avesse un tempo definito, giocando a citare l'antico e il contemporaneo continuamente. Ho cercato la danza dei corpi, l'ebbrezza dei fanciulli, la concretezza dei corpi. Ho cercato leggerezza e grazia, anch'esse così indissolubilmente legate alla sfera del femminile, anch'esse portatrici di un messaggio semplice e rivoluzionario di pace.
Si ride, si ride moltissimo in Lisistrata ma di una risata profonda che ci libera e ci predispone all'amore più bello, quello degli uni con gli altri, avvinti tutti dalla meravigliosa fragilità e contraddizione della nostra condizione umana.
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BIGLIETTO STUDENTI
Posto unico € 12,00
Gli studenti con disabilità certificata hanno diritto al biglietto omaggio.
Accompagnatori gruppi scolastici: è previsto 1 omaggio ogni 15 studenti paganti, altrimenti ridotti a € 5,00 per accompagnatori in esubero rispetto al rapporto di 1:15.

